Tecniche di Anestesia

Ma quali sono i tipi di Anestesia che i dentisti applicano?

Alcuni semplici cenni alle principali e più diffuse tecniche di anestesia.

Nella pratica odontoiatrica quotidiana sono diverse le tecniche di anestesia locale utilizzabili a seconda del dente da trattare, dell’intensità dell’intervento e della durata che si vuole ottenere. Le metodiche di lavoro principali sono l’iniezione plessica e la tronculare. L’anestesia plessica si applica a tutti i denti superiori ed inferiori da 34 a 44. L’iniezione si effettua nella mucosa in prossimità dell’apice del dente. La permeabilità dell’osso consente una buona diffusione dell’anestetico nelle zone interessate. Nelle zone in cui l’osso è troppo spesso per consentire la corretta diffusione dell’anestetico agli apici del dente tramite l’anestesia plessica (ad esempio tra 35° e 38° e tra il 45° e il 48°) si preferisce adoperare la tecnica tronculare, ovvero un anestesia effettuata direttamente nel tronco nervoso mandibolare, che interrompe così le trasmissioni nervose agli apici dei denti. E’ ben noto il fatto che il pH dell’anestetico locale e il pH del tessuto entro il quale l’anestetico viene depositato possono influenzare la sua azione sul blocco nervoso. Dei cambiamenti all’interno del tessuto pulpare o dei tessuti periradicolari nel corso di una infiammazione e/o infezione, alterano significativamente il pH dei tessuti circostanti il dente compromesso, abbassandolo da un normale pH di circa 7,4 fino a valori bassi come 5 o 6 in presenza di pus. Ciò ha una notevole influenza sull’efficacia delle soluzioni anestetiche locali. Quando si deposita una soluzione anestetica in una zona di infiammazione, l’ambiente acido diminuisce la sua efficacia liberando una concentrazione molto più elevata di cationi carichi (RNH+) rispetto a quelli non carichi in forma libera (RN). E’ la forma libera, non carica, che è responsabile della penetrazione all’interno della guaina nervosa e quindi della creazione dell’effetto anestetico desiderato. Con l’infiammazione, una caduta nel pH porta come conseguenza al 99% la forma cationica (carica) dell’anestetico locale (pKa del 7,9), lasciando solo l’1% in forma libera e capace di penetrare all’interno della guaina nervosa. In questa maniera viene ovviamente influenzato l’effetto della risposta all’anestetico. Se le tecniche anestetiche convenzionali falliscono nel procurare un’anestesia efficace (per esempio le anestesie tronculari e le anestesie plessiche), allora può essere utile praticare un’altra tecnica anestetica.

Tecniche di anestesia supplementari

Le tecniche comunemente usate come tecniche anestetiche supplementari sono di solito tre:
1. l’anestesia intraligamentare o iniezione nel legamento parodontale
2. l’anestesia intrapulpare
3. l’iniezione diploica
Fra queste, la tecnica intraossea ha raggiunto una notevole popolarità negli ultimi anni, grazie soprattutto alla sua facilità d’uso e prevedibilità di risultati in denti difficili da anestetizzare.

L'anestesia diploica

L’anestesia diploica è una tecnica in cui i denti vengono anestetizzati iniettando l’anestetico locale direttamente all’interno dell’osso spugnoso o midollare intorno al dente interessato. Dal punto di vista storico, l’anestesia intraossea era sconveniente e fastidiosa, in quanto richiedeva da parte del clinico la preparazione di una piccola incisione, da 1 a 3 mm, e l’utilizzo di una piccola fresa rotonda o di un reamer per penetrare attraverso l’osso corticale denso all’interno dell’osso spugnoso. Quindi con un ago corto veniva depositata nella zona circa 1 millilitro di soluzione anestetica. I risultati erano molto favorevoli, ma la tecnica era fastidiosa per il dentista e di conseguenza sembrava dare un senso di ansia nel paziente. Al giorno d’oggi è commercialmente disponibile un sistema di anestesia intraossea (QS4.) che mette a disposizione del dentista un “perforatore” e aghi ultra corti, eliminando così la necessità di eseguire un’incisione e l’utilizzo della fresa rotonda. Di conseguenza questa tecnica, con un po’ di pratica, è più facile da usare ed è ben tollerata dai pazienti. La tecnica ha mostrato risultati favorevoli, rappresentati soprattutto dal fatto che il suo effetto anestetico sul tessuto pulpare è estremamente rapido, quasi immediato.Per questo motivo funziona molto bene nei casi di polpa irreversibilmente infiammata nei molari inferiori. Cosa ancora più importante, se eseguita con attenzione, può essere somministrata al paziente con poco o nessun disturbo da parte sua.